Tutela dell’Adriatico, appello di 17 organizzazioni europee

 

17 organizzazioni europee e adriatiche – Adriatic Recovery Projec,  AdriaPan. AiDAP –  Associazione italiana direttori e funionari aree protette, ABAP –  Associazione biologici ambientalisti pugliesi, Archipelagos institute of marine conservation, Bloom, Blue World Instituteof Marine Research and Conservation. Centro studi cetacei, Legambiente, Marevivo. MedReAct, Oceana, SeasatRisk, Sciaena, Sunce, ViVaMar, Zdravi  Grad – in rappresentanza di migliaia di cittadini, hanno rivolto un appello all’Italia, Croazia, Slovenia e alla Commissione europea, per la tutela degli ecosistemi marini vulnerabili e delle zone di  ripopolamento e accrescimento degli stock ittici  nella Fossa dell’Adriatico meridionale  attraverso l’istituzione di aree di restrizione alla pesca.

Le organizzazioni sottolineano che «l’Adriatico Meridionale ospita comunità di coralli bianchi e aggregazioni imponenti di spugne nelle acque profonde.

In questa zona si trovano anche habitats importanti per le balene di Cuvier e grandi presenze di altra megafauna come la manta gigante, stenelle e tartarughe.

L’Adriatico meridionale è anche caratterizzato da zooplankton di mare aperto, noto anche come krill, e habitats di profondità con un’elevata ricchezza di invertebrati marini.  

Nel versante sud-occidentale si trovano siti caratterizzati da comunità di coralli profondi collegate a quelle di Santa Maria di Leuca, nel Mar Ionio, che nel 2006 vennero tutelate attraverso l’istituzione di una Area di restrizione alla pesca  da parte della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (Cgpm).  

La Fossa dell’Adriatico Meridionale ospita infine, importanti habitat per stock ittici commerciali fortemente sofrastruttati in Adriatico, quali i gamberi di profondità, il nasello e il gattuccio».

Secondo MedReAct che ha promosso questa azione, «l’Adriatico ha sofferto per decenni di un prelievo sconsiderato della sue risorse, alcune delle quali rischiano il collasso.

La tutela di ecosistemi vulnerabili marini e delle zone di riproduzione e accrescimento di stock fortemente sovrasfruttati  può contribuire al loro recupero e alla sostenibilità della stessa pesca oggi fortemente in crisi».

 

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 14 maggio 2018 sul sito online “greenreport.it”)



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