Preapertura della caccia alla tortora: federcaccia e Arcicaccia contro il ministro

 

Il ministero dell’ambiente il 3 luglio ha inviato una comunicazione agli Uffici caccia regionali, al ministero delle politiche agricole e all’Istituto superiore  per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) con la quale li invita «ad una rigorosa attuazione delle più idonee misure di gestione per quanto riguarda in particolare l’attività venatoria sulla tortora selvatica (Streptopelia turtur), evitando di autorizzare la preapertura della caccia della specie».

Federcaccia evidenzia che «nella prima parte della stessa lettera però, il Ministero giustifica la prassi adottata davanti alla Commissione Europea, e fino a ieri confermata nei pareri Ispra, di autorizzare per la tortora due giornate solamente di preapertura e di ridurne il carniere massimo stagionale a venti capi, per poi, appunto, concludere con la richiesta di non autorizzarne la caccia in pre apertura.

E’ veramente sorprendente il fatto che tale raccomandazione giunga al termine di un articolato e lungo periodo in cui si conferma che la caccia alla tortora si può ragionevolmente praticare solo nella prima decade di settembre, poiché lo stesso Ministero riconosce che la migrazione della specie si esaurisce nella terza decade dello stesso mese.

Cioè, in buona sostanza, il Ministero afferma che considera attuabile la caccia alla specie, ma la vieterebbe di fatto consentendo il prelievo quando le tortore… sono già andate via!»

La Federazione italiana della caccia annuncia che «non può condividere queste argomentazioni e si è già attivata per far avere in breve tempo a tutte le amministrazioni i documenti che dimostrano in modo indiscutibile come la caccia alla tortora sia pienamente sostenibile e che a tutela della stessa sono sufficienti i limiti di prelievo e di giornate già messi in atto da diverse Regioni nei calendari approvati per la prossima stagione venatoria.

Contemporaneamente Federcaccia agirà anche per chiarire col Ministero dell’ambiente questa posizione contraddittoria che rischia di mettere in crisi una fase di dialogo e collaborazione costruttiva da poco raggiunta».

Stessi toni nella presa di posizione di posizione Di Arci Caccia che dice che la lettera del ministero «getta molte ombre sul futuro della caccia alla tortora».

Arci Caccia ammette che «questa specie, che nidifica nel nostro paese, verserebbe in stato di difficoltà nell’Europa Occidentale, Francia, Spagna e Portogallo, per questo sarà oggetto di un Piano di Conservazione a livello Europeo.

Fin qui niente da dire, apprezziamo anzi l’ammissione del Ministero, che dichiara stabili le popolazioni “italiane” e riconosce che il prelievo su questa specie, nel nostro paese   avviene soprattutto sui giovani, quindi in linea con le indicazioni della comunità scientifica».

Secondo i cacciatori a dirlo è lo stesso ministero e citano il testo della circolare: «Dalla verifica risulta che in Italia la specie è stabile da un punto di vista demografico (dati Progetto Mito2000 – monitoraggio italiano per il Farmland Bird Index) e che l’attività venatoria incide prevalentemente su individui nati in questo Paese (Marx et al. 2016), l’Italia è interessata solo marginalmente dalla rotta migratoria occidentale dove in base al piano d’azione europeo si osserva il più marcato calo, demografico della specie.

Inoltre, la fenologia della tortora indica che la specie non sverna in Italia e la migrazione post-riproduttiva si esaurisce sostanzialmente entro la terza decade di settembre, ne consegue che il prelievo venatorio si concentra nella prima metà di settembre»

La tortora per la Lipu è una delle specie per le quali in Italia dovrebbe essere chiusa la caccia, ma per Arci Caccia quello che emerge è invece «un quadro complessivamente rassicurante che, in considerazione del fatto che questa forma di caccia si svolge per pochissimi giorni all’anno, e che sono già in atto misure di contingentamento del carniere faceva ben sperare», poi è arrivato l’invito di Costa alle Regioni a non autorizzare preapertura della caccia alla tortora.  

Per Arci Caccia si tratta di «un comportamento ai limiti della schizofrenia, che adducendo la mancanza di un piano d’azione nazionale, dopo aver riconosciuto l’assenza di problemi nella nostra penisola, trova la soluzione più semplice ed immediata, quella a discapito dei cacciatori. 

Se il Piano deve essere fatto ci si attivi per farlo, se intanto, per rispondere alle richieste dell’Europa, devono essere presi ulteriori provvedimenti, siamo pronti a discuterne.

Ma francamente, lo stralcio della tortora dalle specie cacciabili in preapertura, etra l’altro solo per ragioni burocratiche, non possiamo accettarlo».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 10 luglio 2018 sul sito online “greenreport.it”)



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.