Pascoli & boschi, la “terra di tutti” rosicchiata dai privati

 

Il Fatto Quotidiano 1 agosto 2018

Lo Scultone è stato intrappolato.

Forse non bastava la chiesa di San Pietro, costruita nel 1600 per fermare il grande serpente che mangiava le pecore.

Adesso la terribile bestia che per secoli ha terrorizzato i pastori di Brunei, in Sardegna, è stata intrappolato dai recinti.

Un signore ha deciso che la tana dello Scultone è sua, proprietà privata.

Un po’ come se in Scozia da un giorno all’altro qualcuno si prendesse il mostro di Loch Ness.

In Italia succede anche questo: ci si appropria dei simboli.

Dei tesori del passato.

E dei beni comuni.

Perché il Golgo, l’altopiano del Golgo, è un “museo a cielo aperto” come recita il sito sardegnaturismo.it: pozzi per celebrare riti ancestrali, che attestano al Neolitico la presenza umana, tombe di giganti e quasi venti complessi nuragici, posti come sentinelle agli accessi della valle.

Una complessa rete di fortificazione costruita dal 1500 avanti Cristo in poi: l’impressione è di passeggiare nella preistoria.

Invece ecco arrivare le recinzioni che chiudono la fonte dove da secoli gli animali vanno ad abbeverarsi.

Così le bestie restano strozzate sotto il reticolato mentre vanno a cercare l’acqua.

La questione è finita perfino in un esposto in procura (non ci sono indagati): “Quella deliberazione venne votata da 12 consiglieri, comprendendo però il voto favorevole del sindaco Salvatore Corrias. Il Sindaco, invero, è parente di quarto grado del beneficiario”.

Il sindaco Corrias replica: “C’è stato un bando pubblico.

È tutto regolare e alla luce del sole.

Nessun favoritismo, vogliamo valorizzare aree che prima erano destinate all’allevamento e oggi a un uso più turistico”.

 “Liberiamo lo Scultone”, chiede Stefano Deliperi dell’associazione ambientalista Gruppo di Intervento Giuridico, “perché questa non è soltanto una battaglia della Sardegna”.

Già, il punto è questo: il Golgo è un uso civico.

Ecco, gli usi civici: “Sono un tesoro pubblico, quindi nostro, minacciato dagli appetiti dei privati.

Ma molti in Italia neanche sanno che cosa siano.                 

Tra quelli censiti e quelli ormai dimenticati in Italia parliamo di oltre 5 milioni di ettari (quasi un sesto di tutto il nostro territorio).

Assediati da privati che cercano di prenderseli, mentre Stato ed enti locali spesso li dimenticano o li lasciano nel totale abbandono”, racconta Deliperi.

Parliamo di boschi, immobili e aree di proprietà collettiva, spesso eredità addirittura del feudalesimo o del latifondismo.

Requisiti ai nobili finirono per diventare proprietà collettiva.

I Comuni ne possono avere la gestione, ma non sono loro.

I cittadini li possono utilizzare per esempio per pascolo, semina e raccolta della legna.

I terreni a uso civico e i demani civici sono indispensabili sia per l’economia e il tessuto sociale sia per la cura dell’ambiente.

In teoria sono garantiti da un vincolo perpetuo che li rende inalienabili.

Ma la pratica è diversa: occupazioni, progetti privati, abusivismo.

La Sardegna ha il primato.

Sono un tesoro di 4 mila chilometri quadrati sui 24 mila dell’isola.

Un sesto della regione.

Vi rientrano alcune delle zone più belle di questa terra: Capo Altano, di fronte all’isola di Carloforte, la Costa di Baunei a Orosei, le coste di Montiferru, l’entroterra, il Mont’e Prama.

Infine buona parte del Gennargentu, del Sulcis.

Ma tutte le regioni hanno una fetta di questo tesoro, a cominciare da Abruzzo, Campania, Umbria, Toscana, Calabria, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

E gli attacchi non si contano.

Prendete Norcia: il commissario per gli usi civici ha ripetutamente sequestrato i parcheggi per auto e caravan che continuano a spuntare nella Piana di Castelluccio che in ogni primavera esplode di colori per quelle fioriture famose in tutto il mondo.

Ancora in Umbria, la Comunanza Agraria dell’Appennino Gualdese da anni combatte a colpi di carta bollata contro la concessione a una nota industria alimentare di prelevare “eccessive quantità di acqua” da una fonte.

Ci sono poi le Alpi Apuane, al confine tra Toscana e Liguria, dove ogni anno vengono prelevati fino a 4 milioni di tonnellate di marmo.

In pochi decenni, grazie alle nuove tecniche di scavo, è stata prelevata più pietra che nei duemila anni precedenti.

Nel Lazio la battaglia ha riguardato il passaggio della proprietà ai comuni degli usi civici della città abbandonata di Monterano, con la chiesa e il convento di San Bonaventura dove Gian Lorenzo Bernini realizzò una fontana.

Sono quasi mille ettari, quello che era il feudo dei principi Altieri.

Se gli usi civici diventano proprietà dei comuni, possono essere venduti ai privati.

E spesso accade proprio così”, spiega Deliperi.

Bocciato dal Tar anche il tentativo di privatizzare nel viterbese le immense distese dei possedimenti che furono dei Farnese, poi dei Chigi e infine dei Torlonia.

Mentre, sempre nel Lazio, c’è voluta la Corte Costituzionale per sancire che Regione e comuni non possono più sanare gli abusi edilizi commessi sugli usi civici.

Perché chi si appropriava di terreni di tutti rischiava alla fine di essere perfino premiato.

Certo, l’anno scorso per fortuna è arrivata la nuova legge che ribadisce il divieto di vendere, dividere o usucapire gli usi civici.

Devono essere destinati per sempre ad attività agro-silvo-pastorali.

Ma le buone norme non bastano.

Il rischio è l’abbandono.

Milioni di ettari di usi civici non sono neanche censiti e basta un tratto sulla carta per regalarli ai privati.

I casi virtuosi, per fortuna, non mancano.

Come le Regole Ampezzane.

Sì, proprio nella ricchissima Cortina esiste una sorta di comunismo: i boschi e i pascoli sono proprietà delle Regole che raccolgono le famiglie del paese.

E che hanno salvati boschi e prati dagli appetiti immobiliari.

La Scheda.

Gli usi civici.

Sono diritti per l’utilizzo di beni pubblici spettanti ai componenti di una comunità (comuni o associazioni).

La loro esistenza, antichissima, si collega all’istituto della proprietà collettiva sulla terra utilizzata per i pascoli, per la raccolta, per fare legna e altro.

Nelle leggi italiane

La questione è trattata dalla legge 1766/1927, dal regio decreto 332/1928, dalla legge 1070/1930. La legge prevede che siano assegnati a comuni o associazioni, o concessi a favore di agricoltori meno abbienti del comune.

Il terreno soggetto a uso civico è inalienabile, non si può vendere e non si può mutarne la destinazione.

In alcuni casi possono essere ceduti.

 

 



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