Ecuador, 30mila contadini beffati da una contro-sentenza a favore dei giganti del petrolio

 

Dopo un processo lungo 25 anni lo scorso luglio gli Afectados (l’associazione delle vittime dell’estrazione petrolifera,ndr) dell’Ecuador hanno celebrato la loro storica vittoria contro il gigante Texaco Chevron, sancita a seguito dei danni dell’estrazione di petrolio sul territorio: ma appena due mesi dopo è di nuovo tutto in discussione.

L’attività della multinazionale, in Ecuador dal 1964, ha profonde ricadute sull’ambiente, sulle comunità locali e la qualità dei terreni e delle acque (si stima che sul territorio siano presenti 60 miliardi di litri di acqua tossica causati dallo sversamento di petrolio).

La protesta verso la compagnia petrolifera è partita dalle comunità locali, e quando a luglio la Corte Costituzionale ecuadoriana ha rigettato l’ultimo ricorso di Chevron, stabilendo un risarcimento dei danni socio-ambientali pari a 9,5 miliardi di dollari, sembrava essere arrivata l’ora di una svolta rivoluzionaria: una grande multinazionale era stata sconfitta e le giuste rivendicazioni di chi vive il territorio avevano avuto il risarcimento e la ragione che meritavano.

Il processo aveva evidenziato un danno intenzionale da parte di Chevron-Texaco sul territorio ecuadoriano.

L’intenzionalità dell’azione era data dal fatto che le tecnologie utilizzate dalla compagnia nello stesso periodo per le estrazioni negli Stati Uniti erano più sofisticate e finalizzate a ridurre i danni ambientali, problema che non si erano invece posti per il territorio ecuadoriano.

Ma la vittoria è stata in realtà illusoria perché dopo soli due mesi, il 7 settembre scorso, un tribunale della Corte permanente di arbitrato dell’Aja ha ordinato l’annullamento della sentenza che condannava Chevron al risarcimento dei danni.

L’Ecuador è accusato di aver violato un articolo del Trattato bilaterale sugli investimenti (Bilateral investment treaty) esistente tra Ecuador e Stati Uniti dal 1993, e la nuova riapertura del caso impedisce l’attuazione della precedente sentenza e blocca il risarcimento dei danni previsto.

Gli Afectados e le intere comunità locali sentono ancora più forte la necessità di combattere per ottenere al più presto un risanamento del territorio e il riconoscimento dei loro diritti fondamentali.

Questa “contro-sentenza” rappresenta un’importante battuta d’arresto per il movimento, che adesso identifica tra i nemici non solo il gigante petrolifero ma lo Stato stesso.

La battaglia proseguirà dunque per ottenere l’attuazione del risarcimento danni, e deve monitorare che non vi siano interferenze politiche nello sviluppo del processo.

Ad oggi le speranze di un cambiamento radicale, di un risanamento del territorio e di una spinta a un movimento più profondo che possa finalmente dare voce alle rivendicazioni locali sono state però disattese, e la strada verso il raggiungimento della giustizia sembra ancora lunga e ricca di ostacoli.

Per questo il Centro dei diritti economici e sociali ha lanciato una lettera di solidarietà da firmare per sostenere le rivendicazioni locali e supportare gli Afectados ecuadoriani: http://cdes.org.ec/web/firma-urgente-para-detener-el-poder-corporativo-de-chevron-texaco/.

 

(Articolo di Cospe pubblicato con questo titolo il 14 settembre 2018 sul sito online “greenreport.it”)



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