Canada, Trudeau duramente contestato da popoli autoctoni e ambientalisti per un oleodotto

 

Migliaia di manifestanti hanno marciato a Vancouver nella più grande manifestazione indigena contro l’approvazione da parte del  primo ministro canadese “ecologista” Justin Trudeau del progetto di un mega-oleodotto delle sabbie bituminose .

La manifestazione si è svolta vicino a un impianto della multinazionale texana Kinder Morgan a Burnaby, nella British Columbia e i manifestanti innalzavano cartelli sui quali era scritto: “L’acqua è vita” e che mettevano in dubbio l’impegno di Trudeau a salvaguardare davvero l’ambiente canadese.

La delusione tra i manifestanti, in gran parte elettori del leader liberaldemocratico canadese era palpabile e ben riassunta nel cartello “Justin: questa non è leadership ambientale – questo è spericolato!”, mente un altro più tranchant accusava Trudeau di andare a letto con Kinder Morgan.

La compagnia petrolifera texana ha già iniziato i preparativi per estendere l’oleodotto Trans Mountain, approvato da Trudeau alla fine del 2016, che dovrebbe trasportare il greggio delle sabbie bituminose dell’Alberta – considerato il più sporco del mondo –  fino al terminal a Burnaby, da dove le petroliere lo trasporterebbero all’isola di San Juan, nello Stato Usa di Washington e nei Paesi dell’Oceano Pacifico.

I sostenitori del progetto dicono che farebbe aumentare drasticamente le esportazioni di petrolio del Canada. 

Ma gli oppositori ribattono che l’aumento del flusso di greggio trasportato dall’oleodotto e del numero di petroliere per trasportarlo aumenterebbe i rischi di fuoriuscite di petrolio e metterebbe in pericolo la fauna selvatica locale.

Eppure, nel 2017 Trudeau aveva delineato i principi guida per la politica ambientale del Canada nei prossimi anni: sviluppo di un’economia low carbon; inclusione dei leader indigeni nelle decisioni politiche e lotta in prima fila ai cambiamenti climatici a testa alta.

Rispondendo alle critiche di ambientalisti e comunità indigene, Trudeau ha detto che l’oleodotto «può essere monitorato con molta attenzione e può essere fatto in sicurezza», ma ha taciuto sul fatto che la pipeline attraverserebbe riserve appartenenti alle comunità indigene delle First Nations/Premières Nations del Canada che non sono certo rassicurate dalle dichiarazioni di Kinder Morgan sul suo impegno per la protezione dell’ambiente e il “sostegno” dalle comunità indigene.

Le First Nations/Premières Nations rispondono con un appello  a resistere: «Gli oleodotti della sabbie bituminose calpestano i diritti delle comunità autoctone, minacciano di avvelenare i nostri corsi d’acqua e contribuiscono all’aggravamento dei cambiamenti climatici».

 In un manifesto-petizione online, più di 150 tribù e First Nations/Premières Nations del Nord America e le comunità locali confermano la loro opposizione alla costruzione e al finanziamento degli oleodotti delle sabbie bituminose dell’Alberta e al loro trasporto via neve e treno «a causa delle minacce che pone sul territorio e sui corsi d’acqua».

Sono tre le grosse multinazionali che pianificano la costruzione o l’espansione di oleodotti delle sabbie bituminose in tutta l’America del Nord e vengono finanziate principalmente da 25 banche di tutto il mondo.

Le First Nations/Premières Nations accusano: «Finanziando questi progetti distruttivi, queste istituzioni si rendono complici della violazione dei diritti dei popoli autoctoni e delle minacce verso il territorio, l’acqua e il clima.Dobbiamo mettere fine a questi finanziamenti».

Il manifesto ricorda che «l’oleodotto di Kinder Morgan potrebbe portare all’estinzione la popolazione di orche residenti meridional» e che «dal 2010, queste tre compagnie degli oleodotti e le loro filiali sono responsabili di uno sversamento alla settimana nel territorio degli Stati Uniti.

La costruzione di questi oleodotti delle sabbie bituminose pone troppi rischi».

Greenpeace Canada attacca direttamente il popolare premier canadese: «Quando Justin Trudeau ha approvato il progetto di oleodotto della Kinder Morgan, era stato appena eletto» e ha ricordato che questo avveniva mentre Rachel Notley, la premier progressista (New Democratic Party) dell’Alberta, era la prima leader di quella provincia a preoccuparsi dei problemi legati ai cambiamenti climatici, all’eguaglianza dei diritti delle donne a alla riconciliazione con i popoli autoctoni.  

Greenpeace Canada non nascondeva le sue preferenze: «Quando Trudeau è salito al potere, Notley è stata come un soffio d’aria fresca nell’Alberta e un’alleata molto più accessibile dei suoi predecessori», che erano i conservatori filo petrolieri e ecoscettici.

Ma la realtà si è rivelata molto diversa e Greenpeace Canada denuncia che «è sotto questo “cielo senza nubi” che la decisione riguardante la pipeline di Kinder Morgan è stata presa a porte chiuse. 

Anche se Trudeau ha riconosciuto che il procedimento di esame è stato interrotto, ha dato un oleodotto a Rachel Notley in cambio del suo sostegno al Piano nazionale di lotta ai cambiamenti climatici.

Attualmente, questa sembra essere una soluzione vantaggiosa per le due parti. 

Notley poteva vantarsi di essere riuscita dove i conservatori avevano fallito e Trudeau otteneva il sostegno della provincia più emettitrice di gas serra del Paese, rispettando allo stesso tempo uno dei suoi più importanti impegni politici. 

Quindi, pochi rischi  e dei vantaggi sul piano politico».

Ma gli ambientalisti fanno notare che «due anni dopo, le nubi ricoprono nuovamente il cielo della collina parlamentare e questo clima potrebbe nuocere alla chance di Trudeau di essere rieletto, in più gli fa perdere la reputazione di bravo ragazzo a livewllo internazionale».

La frana potrebbe iniziare proprio nell’Alberta, dove il New Democratic Party sembra già in difficoltà nonostante la Notley declami a gran voce i vantaggi del progetto Kinder Morgan: i sondaggi mostrano un calo dei neodemocratici e un’avanzata di Jason Kenney ex ministro conservatore e ora a capo della Progressive Conservative Association of Alberta.

Greenpeace  Canada dice che «se Trudeau ha fatto male i suoi calcoli riguardo al progetto dell’oleodotto e se Notley perde alle prossime elezioni, si ritroverà con un leader dell’Alberta che si oppone ferocemente al suo programma. 

I liberali perderanno così tutto il sostegno che avrebbero potuto avere sulla costa occidentale del Canada.

Secondo, Trudeau ha largamente sottostimato l’ampiezza dell’opposizione a questo progetto di oleodotto.

In effetti, un recente sondaggio di opinione rivela che la maggioranza degli abitanti della Britsh Columbia si oppone al progetto, in particolare le donne e i residenti di Vancouver e dell’Isola di Vancouver (i due collegi che i liberali contano di conquistare alle prossime elezioni).

Il sondaggio rivela anche che tra gli oppositori una persona su quattro si è detta pronta a partecipare ad atti di disobbedienza civile perché venga annullato il progetto (l’equivalente di qualche centinaio di migliaia di persone)».

In Canada non si erano mai viste tante persone a favore della disobbedienza civile e sono numeri che potrebbero far saltare gli equilibri politici.

Mentre in Canada scoppia una guerra commerciale tra province e l’Alberta per rappresaglia vieta l’importazione di vino dalla British Columbia, il premier Justin Trudeau va allo scontro con  i leader indigeni saldamente alla guida del movimento di resistenza al progetto Trans Mountain, un confronto in grado di provocare un insuccesso politico di portata nazionale.

«Come risultato degli eventi di Standing Rock, le opinioni delle persone sono cambiate rispetto ai diritti degli aborigeni e questo cambiamento è irreversibile – dicono a Greenpeace Canada – Niente potrebbe portare a una più rapida distruzione dell’immagine progressista di Trudeau nel mondo che vedere gli anziani aborigeni che difendono pacificamente le loro acque e le terre che vengono fermati dalle forze dell’ordine, ed è esattamente questo verso sta dirigendo il nostro primo ministro».

Il 10 marzo la Nazione Tseil-Waututh ha dissotterrato l’ascia di guerra e più  di 23.000 persone hanno accettato di fare “ciò che servirà” per fermare il progetto dell’oleodotto.

Leader aborigeni, sindaci e persino uno o due parlamentari federali sono disposti a rischiare l’arresto perché questo progetto non vada avanti ed è probabile che ogni arresto diventi una notizia che offuscherà l’immagine giovane, tollerante e progressista del premier canadese in tutto il mondo.

Greenpeace Canada conclude: «Trudeau potrebbe evitare il peggio se smetterà di appoggiare un governo che rischia di non essere rieletto l’anno prossimo [quello dell’Alberta, ndr]. 

Se vuole salvaguardare la sua buona reputazione internazionale e mantenere le sue promesse, deve lasciare che si svolga il processo degli esami scientifici previsto in British Columbia, lasciare ai tribunali il compito di istruire i casi che sono state loro presentati e lasciare che il crollo dell’economia legata agli oleodotti segua il suo corso».

 

(Articolo di Umberto Mazzantini, pubblicato con questo titolo il 12 marzo 2018 sul sito online “greenreport.it”)



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