Ambiente e politica, una relazione complicata per gli elettori italiani

 

Continua il meritorio lavoro condotto da Legambiente insieme a Lorien Consulting, dopo i dati pubblicati lo scorso giugno durante il IV Ecoforum, nell’indagare la cultura ambientale del Paese.

I nuovi dati presentati oggi a Roma durante il lancio del volume Green mobility attingono a un sondaggio che ha coinvolto in questo mese 1.000 cittadini rappresentativi della popolazione italiana, indagando stavolta i legami – rivelatisi piuttosto deboli – che intrecciano ambiente e politica nella percezione dell’elettorato.

Per analizzarli al meglio è necessaria una premessa.

Gli italiani si ritengono mediamente sempre più informati, consapevoli e attenti sulle tematiche ambientali e i problemi che le coinvolgono, come testimoniano numerosi sondaggi.

Secondo quello condotto da Ipsos per Comieco e presentato ieri a Milano il 66 % degli italiani si considera «attento» alle questioni ambientali; i dati raccolti per gli Stati generali della green economy 2017 mostrano inoltre che il 58% si auto-percepisce ben informato sulla green economy, ritenuta nel 90% dei casi un volano per lo sviluppo locale.

Come ha spiegato all’Ecoforum lo stesso amministratore delegato di Lorien Consulting, Antonio Valente, l’Italia «è un Paese sempre più attento e partecipante alle tematiche ambientali».

Se queste rimangono nelle retrovie, il principale problema sembra la mancanza di offerta politica: guardando di nuovo a quanto emerso dagli ultimi Stati generali, infatti, solo nel 3% delle dichiarazioni ai Tg nazionali i principali leader politici hanno parlato di green economy.

Si va dallo 0% di Salvini e Berlusconi all’1% di Renzi e Di Maio, fino all’11% (il massimo registrato) di Gentiloni.

Strano, perché in fatto d’ambiente i cittadini sembrano chiedere «una forte partecipazione da parte delle istituzioni, locali e nazionali», per dirla ancora con Valente.

Eppure i nuovi dati di Lorien Consulting presentati oggi a Roma insieme a Legambiente cristallizzano un fenomeno “nuovo”, facilmente intuibile dai risultati elettorali che si susseguono di anno in anno eppure ma finora apparentemente sfuggito ai sondaggisti.

Nel segreto della cabina elettorale, l’ambiente conta ancora poco per gli italiani.

«Gli italiani – spiega Lorien Consulting – sostengono di conoscere le proposte in tema ambientale dei partiti che hanno votato (63% delle risposte, ndr), tuttavia solo 17% dichiara che le posizioni hanno influito (molto, ndr) sulla propria scelta di voto».

Ancora: i più “consapevoli” (73%) risultano gli elettori di un partito che tradizionalmente non propone come centrali questi temi (Fratelli d’Italia), gli stessi che poi dichiarano di aver pensato meno all’ambiente (3%) al momento del voto.

Al lato opposto della graduatoria si trova il M5S con un’influenza comunque ridotta (21%), seguito da Forza Italia (20%), LeU (19%) Lega (15%) e, in penultima posizione, Pd (12%).

L’ultima sorpresa arriva infine dalla tabella “quale governo migliore per l’ambiente”, all’interno della quale i sondaggisti di Lorien Consulting spiegano che «gli italiani gradiscono maggiormente una soluzione M5S+Lega e la considerano anche (nel 36% dei casi, ndr) quella che potrebbe fare di più per l’ambiente», nonostante Di Maio e Salvini abbiano dedicato al tema rispettivamente l’1% e lo 0% dei propri interventi ai Tg nazionali.

Un quadro all’insegna dell’incoerenza, dunque, che fa il paio con la realtà locale vissuta in molti territori.

Il 90% degli italiani si dice favorevole a rinnovabili ed efficienza energetica?

Bene, eppure – secondo i dati raccolti nell’ultimo report del Nimby forum – in Italia viene contestata la realizzazione di molte opere e impianti nel comparto energetico, che nella stragrande maggioranza dei casi (75,4%) riguardano proprio le energie rinnovabili.

Il 62% degli italiani si informa il più possibile su come fare in maniera corretta la raccolta differenziata per il riciclo?

Bene, ma per il 63% degli intervistati il rifiuto differenziato poi non va trattato attraverso processi industriali, passaggio indispensabile per riciclarlo e produrre nuovi manufatti.

Si tratta di numeri che, messi tutti in fila, mostrano quanto in Italia sia ancora forte la dissonanza cognitiva degli italiani nei confronti della cultura ambientale.

Se ancora oggi manca un’offerta politica di qualità in grado di spingere la green economy, molto dipende – evidentemente – anche dalla mancanza di una domanda politica di qualità.

La nostra.

Un deficit che dovrà essere giocoforza colmato per cambiare passo, e sul quale dovrebbero interrogarsi profondamente i giornalisti e professionisti della comunicazione (noi compresi), le associazioni ambientaliste, la politica e anche i singoli cittadini: approcciare lo sviluppo sostenibile significa maneggiare argomenti complessi, che non permettono risposte semplicistiche.

Come ogni cultura, quella ambientale non s’improvvisa.

E per iniziare non sarebbe male ripartire dalle basi, magari tornando a studiare i fondamenti biofisici della sostenibilità.

 

 

(Articolo di Luca Aterini, pubblicato con questo titolo il 13 aprile 2018 sul sito online “greenreport.it”)



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